Fotovoltaico. L’aumento dei costi di trasporto e delle materie prime.

Bollette sempre più care a fronte di miglioramenti nel modo di produrre energia elettrica: come mai? Alla base di questo aumento dei prezzi vi è l’aumento dei costi a monte del processo. Il fenomeno, innanzitutto, specifichiamo, non è prettamente italiano. In tutto il mondo la domanda di energia elettrica è aumentata e con lei anche la scarsità delle materie prime. L’effetto è quello del domino: maggiore domanda, maggiore impiego di risorse, sempre più scarse, costruzione massiva di nuovi impianti, ma anche molte limitazioni ambientali che non favoriscono la produzione che soddisfi la domanda iniziale. I costi di produzione sono quindi sempre più alti e questo si rispecchia nelle spese del singolo cittadino. Le fonti di energia prodotta da combustibili fossili chiudono spesso i rubinetti per aumentare il costo e ci riescono sempre. A questo si aggiungono le spese di estrazione e trasporto, le tasse e i costi di smaltimento delle sostanze di scarto. Per non parlare degli incentivi alle fonti rinnovabili d’energia che gravano niente meno che sulle bollette dei cittadini.

Il fotovoltaico può aiutare a mitigare i prezzi?

È chiaro che la produzione di energia solare sia molto meno costosa rispetto a quella fossile o nucleare. Pensiamoci: la costruzione e la manutenzione di reattori nucleari richiedono anni e anni di lavori, con costi spropositati e un rischio di disastro ambientale elevatissimo. D’altra parte, l’estrazione e il trasporto di combustibili fossili hanno un prezzo inevitabile. Il sole è una fonte inesauribile e sempre disponibile, gratuita. L’installazione di impianti fotovoltaici, anche quando massiva, non raggiunge i costi di un impianto di estrazione o di una centrale nucleare. La manutenzione richiesta è minima, così come l’intervento di operai e ingegneri. Non vi sono spese di trasporto o di estrazione. Quindi come mai le bollette sono comunque altissime? Il fotovoltaico non dovrebbe abbattere i costi?

Incertezza sul mercato globale del fotovoltaico

Aumentano i costi delle materie prime e delle forniture. La IEA (International energy agency) ha condiviso un aggiornamento sulle fonti rinnovabili nel settore elettrico, dal titolo Renewable Energy Market Update. Secondo l’organizzazione internazionale intergovernativa, il fotovoltaico raggiungerà 145 GW di nuova potenza installata nel 2021 e 162 GW nel 2022. Questo grazie all’impiego di impianti solari di grande taglia e ultima generazione, che presentano dei prezzi davvero alti. Perché? Innanzitutto, nell’estate del 2020 si sono verificati ben due incendi in due maxi stabilimenti cinesi di silicio per il fotovoltaico e possiamo dire con sicurezza che le forniture a basso costo Made in China siano state praticamente annullate. La produzione di impianti cinesi si è ridotta drasticamente, aumentando il prezzo per pezzo. Inoltre, gli stati occidentali si sono dovuti affidare alle produzioni interne o provenienti da paesi industrializzati le cui materie prime costano molto di più. La reazione a catena giunge fino alla bolletta dell’energia elettrica del privato cittadino. Il problema comunque non deriva solo dalla Cina: in tutto il mondo è aumentato in modo considerevole il costo dei diversi materiali indispensabili per la fabbricazione di pannelli fotovoltaici. Stiamo parlando di vetro (salito del 50% nella seconda metà del 2020), la cui produzione a fatica riesce a soddisfare la crescente domanda, dell’acciaio e del rame, che all’inizio di quest’anno hanno visto i propri prezzi incrementarsi ben del 40% per via della domanda in crescita. Diamo qualche numero per chiarezza, fornito sempre dal report della IEA: l’acciaio è il materiale che ha subito l’impennata più consistente, in quanto il suo indice dei prezzi è schizzato da 1.0 nel gennaio del 2020 a 1.6 nell’estate del 2021; come dicevamo poco fa, il vetro ha subito un aumento impressionante dell’indice dei prezzi, da 1.0 nel gennaio 2020 fino a 1.5 nel marzo 2021; altro materiale che ha destato sorpresa per l’aumento del suo indice di prezzo è stato il silicio, con un aumento del 50% in meno di 12 mesi.

Costano poi molto di più i trasporti internazionali.

Quando si abbasseranno i prezzi?

Probabilmente, già l’anno prossimo potremmo assistere a un riequilibrio dei prezzi di materie prime e trasporti, secondo la IEA. Fortunatamente, osserva l’organizzazione, l’aumento dei costi legati agli impianti non ha scoraggiato la diffusione dei pannelli solari che stanno popolando a dismisura i nostri ambienti domestici e pubblici. La Cina sta riprendendo la produzione di materie prime low cost, anche con nuove fabbriche di silicio in varie province. La capacità produttiva dei produttori di vetro per moduli fotovoltaici sta incrementando, favorita anche dalle nuove tecnologie più all’avanguardia. Grazie a questi interventi, potremmo già assistere a un abbassamento dei moduli fotovoltaici e quindi anche delle bollette relativi a fornitori che si basano su energia sostenibile.

Peraltro, un recente rapporto, l’International Technology Roadmap for Photovoltaic (ITRPV), ha sottolineato come il fotovoltaico stia seguendo una curva di esperienza particolare. Infatti, ogni raddoppio della capacità fotovoltaica cumulativa installata è indirettamente proporzionale all’aumento dei prezzi del 23,8% circa. Se, per esempio, un impianto genera una capacità cumulativa installata di 756 GW di fotovoltaico, il prezzo medio mondiale dei moduli sarà pari a 0,21 dollari per Wp. Si tratta di una tendenza al ribasso dei prezzi che dovrebbe continuare nei prossimi anni, grazie anche ai miglioramenti tecnologici e alle crescenti economie di scala.

Occhio agli incentivi alle rinnovabili

Concludiamo sottolineando un’ultima, sottovalutata, causa dell’aumento dei prezzi in bolletta. Stiamo parlando dell’incentivo alle rinnovabili. Questo aumenta il costo del chilowattora, raggiungendo prezzi fino a 12 miliardi in più solo nel nostro paese. Il fotovoltaico è proprio la fonte rinnovabile che grava di più sulle bollette in questo senso. Perché tutto questo? Per spingere i consumatori a ridurre i consumi, ma anche per coprire largamente le spese degli impianti. Quindi, non solo trasporti e materie prime. La soluzione a questo problema? Attendere l’abbassamento naturale dei prezzi di entrambi questi fattori e l’impiego di tecnologie più all’avanguardia che abbattano i costi della produzione di energia.