Trend nazionali nelle ER

Lo sviluppo delle fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica costituisce uno degli obiettivi principali individuati dalla Comunità Europea al fine di diversificare le fonti di approvvigionamento di energia e di ridurre le emissioni di gas serra.

In particolare, la Direttiva 2009/28/CE del Parlamento europeo e del Consiglio sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, ha fissato alcuni obiettivi nazionali obbligatori per la quota complessiva di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo di energia e per la quota di energia da fonti rinnovabili nei trasporti, nonché i criteri di sostenibilità per i biocarburanti ed i bioliquidi. Il Piano di Azione Nazionale, previsto dalla Direttiva 2009/28/CE è il documento programmatico che fornisce indicazioni dettagliate sulle azioni da porre in atto per il raggiungimento, entro il 2020, dell’obiettivo vincolante per l’Italia di coprire, con energia prodotta da fonti rinnovabili, il 17% dei consumi lordi nazionali. L’obiettivo deve essere raggiunto mediante l’utilizzo di energia prodotta da fonti rinnovabili nei seguenti settori: Elettricità, Riscaldamento – Raffreddamento e Trasporti.

In questa prospettiva si pongono tutti gli atti legislativi nazionali volti a definire sistemi incentivanti e regimi autorizzativi finalizzati a favorire e stimolare in Italia la realizzazione di impianti da fonte rinnovabile negli ultimi anni.

Oggi, grazie a questa efficace politica energetica, le fonti rinnovabili ricoprono un ruolo di primo piano nell’ambito del sistema energetico nazionale. Esse trovano impiego diffuso, infatti, sia per la produzione di energia elettrica (settore Elettrico) sia per la produzione di calore (settore Termico) sia infine come biocarburanti per l’autotrazione (settore Trasporti). Applicando i criteri di contabilizzazione dell’energia da fonti rinnovabili previsti dalla Direttiva 2009/28/CE, nel 2013 i consumi complessivi di energia da FER in Italia sono risultati pari a 20,7 Mtep, in aumento di circa 1,1 Mtep rispetto al 2012 (+5,7%).

Per quanto riguarda il settore Elettrico, in particolare, grazie ai quasi 600.000 impianti alimentati da fonti rinnovabili installati sul territorio nazionale (per una potenza complessiva di circa 50.000 MW) sono stati prodotti, nel 2013, circa 112 TWh di energia elettrica (9,6 Mtep), che si riducono a 103,3 TWh (8,9 Mtep) applicando le regole di calcolo previste dalla Direttiva 2009/28/CE. La fonte rinnovabile che nel 2013 ha fornito il contributo più importante nel settore Elettrico è stata quella idraulica (44% della produzione da FER), seguita da quella solare (21%), dalle bioenergie (16%), dalla fonte eolica (14%) e da quella geotermica (6%).
Per quanto riguarda invece il settore Termico, nel 2013 sono stati consumati circa 10,6 Mtep di energia termica da fonti rinnovabili (444.000 TJ), di cui 9,8 Mtep in modo diretto (attraverso stufe, camini, pannelli solari, pompe di calore, impianti di sfruttamento del calore geotermico) e 0,8 Mtep come consumi di calore derivato (principalmente attraverso sistemi di teleriscaldamento alimentati da biomasse). Mentre è ancora limitato lo sfruttamento della risorsa geotermica e di quella solare, è di grande rilievo il contributo delle pompe di calore (2,5 Mtep); la fonte di gran lunga più importante è però la biomassa solida (7,5 Mtep), utilizzata soprattutto nel settore domestico (6,7 Mtep).
Per quanto riguarda infine il settore Trasporti, sono stati immessi in consumo circa 1,25 Mtep di biocarburanti (oltre 1,4 milioni di tonnellate), in gran parte costituiti da biodiesel (94%).
Nel 2013 i consumi finali lordi di energia in Italia si sono attestati poco sopra i 124 Mtep, valore più basso degli ultimi 10 anni. La quota di tali consumi coperta da fonti rinnovabili è pari, pertanto, al 16,7%, un valore vicino al target assegnato all’Italia dalla Direttiva 2009/28/CE per il 2020 (17%) e all’obiettivo individuato dalla Strategia Energetica Nazionale (19-20%). Ovviamente la possibilità di mantenere la quota dei consumi finali coperta da rinnovabili su tali livelli dipenderà, oltre che dalla performance delle FER stesse nei prossimi anni, anche dall’andamento dei consumi energetici totali dopo anni di decrescita causata principalmente dalla congiuntura economica.

Con specifico riferimento alla produzione di energia elettrica, le fonti rinnovabili hanno assunto ad oggi un ruolo strutturale all’interno del sistema elettrico nazionale.

Il numero degli impianti FER diffusi sul territorio nazionale è continuato a crescere, arrivando, come si è detto, nel 2013 ad una consistenza prossima alle 600.000 unità, spinto essenzialmente dalla crescita degli impianti fotovoltaici.

Nel 2013 gli impianti alimentati da fonti rinnovabili hanno raggiunto una quota pari al 40,2% della potenza complessiva istallata in Italia e il 38,6% della produzione lorda totale. La potenza installata in Italia a fine 2013 è di circa 50.000 MW, in crescita rispetto all’anno precedente per l’istallazione di nuovi parchi eolici, di impianti alimentati con bioenergie e soprattutto di impianti fotovoltaici. La produzione rinnovabile ha segnato un record nel 2013, raggiungendo 112.008 GWh.

Tra il 2000 e il 2013 la potenza efficiente lorda installata in Italia è passata da 18.335 MW a 49.786 MW con un incremento di circa 31.500 MW. Nel periodo compreso tra il 2000 e il 2013 il tasso di crescita medio annuo della potenza complessiva è stato pari all’8,0%. Il tasso di crescita media della nuova potenza installata ha raggiunto il 13,8%.

Fin dagli inizi del 1900, il parco elettrico nazionale è stato caratterizzato dagli impianti idroelettrici. Negli ultimi anni la loro potenza installata è rimasta pressoché costante (+0,8% medio annuo) mentre le altre fonti rinnovabili sono cresciute in maniera considerevole grazie ai diversi sistemi d’incentivazione che ne hanno sostenuto lo sviluppo.

In questa impetuosa crescita delle energie rinnovabili ad affermarsi, con i dovuti distinguo tecnologici, è stata la generazione distribuita, ovvero la diffusione sul territorio di impianti di produzione di piccola e media taglia. In questo scenario, anche gli impianti da fonte rinnovabile di maggior dimensione (>10MW), se comparati con quelli tradizionali da fonte fossile, risultano essere di modesta dimensione in termini assoluti. Il 93% degli impianti fotovoltaici installati in Italia a fine 2013 ha potenza inferiore a 50 kW, mentre l’88,2% di quelli geotermoelettrici supera i 10 MW. Gli impianti alimentati con biogas e con bioliquidi hanno prevalentemente potenza compresa tra 200 kW e 1 MW (il 73,2% e il 74,7% rispettivamente).

Per gli impianti idroelettrici la classe più rilevante, con il 33,0% degli impianti, è quella con potenza tra 200 kW e 1 MW. Quelli di piccola taglia sono generalmente ad acqua fluente. Il 39,6% degli impianti eolici ha potenza inferiore a 50 kW, il 18,5% maggiore di 10 MW.

Questi numeri mettono in evidenza il profondo mutamento che il sistema elettrico nazionale ha subito e subirà nei prossimi anni. L’evoluzione di un modello basato principlamente su una produzione concentrata in pochi grandi impianti ad un modello in cui la produzione viene distribuita su tutto il terriotorio nazionale in impianti di piccola e media dimensione.

Osservando la distribuzione degli impianti da fonte rinnovabile a livello regionale si evidenziano situazioni variegate in termini di potenza installata. Ciò è legato in primis alla disponibilità locale delle varie risorse rinnovabili (es. idroelettrio nelle regioni del nord Italia) ma anche ad una differente capacità delle varie normative regionali di saper stimolare opportunamente lo sviluppo e la realizzazione di questo genere di impianti, andando a valorizzare al meglio le risorse localmente disponibili.

La Lombardia, con il 16%, è la Regione con la più alta concentrazione di potenza installata tra tutte le Regioni italiane a fine 2013. La Toscana, grazie al geotermico, è la Regione con maggior potenza installata nel Centro Italia.

Nel Sud Italia la regione Puglia, oltre ad essere la prima Regione per potenza installata, è anche quella, tra tutte le Regioni d’Italia, dove si è registrato il maggior incremento percentuale.

Dall’evoluzione della produzione elettrica per singola tecnologia a livello nazionale emergono chiaramente gli effetti delle recenti politiche incentivanti poste in essere dal legislatore italiano sulle singole risorse.
Nel 2013 la produzione da fonti rinnovabili è stata pari al valore record di 112.008 GWh. Mentre fino al 2008 l’andamento dell’elettricità generata da FER era legato principalmente alla fonte idraulica, negli ultimi anni è cresciuta l’importanza delle “nuove rinnovabili” (solare, eolica e bioenergie).
La fonte idraulica ha raggiunto nel 2013 il record storico di produzione pari a 52.774 GWh. La fonte solare ha rappresentato nel 2013 la seconda fonte del mix di produzione rinnovabile essendo cresciuta fino a 21.589 GWh.

La produzione eolica è stata pari ai 14.897 GWh, con un tasso di crescita media annua tra il 2000 e il 2012 pari al 28,7%. La produzione da bioenergie nel 2013 è stata pari a 17.090 GWh con un tasso di crescita medio annuo calcolato dal 2000 pari al 20,6%. Infine, la fonte geotermica ha continuato a garantire una produzione stabile intorno ai 5.500 GWh.
Risulta pertanto evidente come le politiche di incentivazionde degli ultimi anni abbiamo consentito di non solo di rafforzare ulteriormente tecnologie rinnovabili già storicamente consolidate in Italia (idroelettrico e geotermico) ma anche e soprattutto di diversificare in maniera significativa verso altre risorse disponibili a livello nazionale (eolico, solare e bioenergie).

In questa prospettiva di diversificazione, il risultato incremententale, grazie al contributo di ciascuna tecnologia, ha consentito tra il 2000 ed il 2013 di più che raddoppiare la produzione da fonte rinnovabile in Italia. Difatti, nel 2000 la produzione lorda da fonti rinnovabili è stata pari a 50.990 GWh mentre nel 2013 ha raggiunto i 112.008 GWh.
Dei 61.018 GWh addizionali nel periodo 2000-2013:
– il 35,4% è dovuto alla fonte solare, la cui produzione addizionale è pari a 21.571 GWh, passando dai 18 GWh del 2000 ai 21.589 GWh prodotti nel corso del 2013;
– il 25,5% è dovuto alle bioenergie, la cui produzione addizionale è pari a 15.586 GWh, passando dai 1.505 GWh del 2000 ai 17.090 GWh prodotti nel corso del 2013;

– il 23,5% è dovuto alla fonte eolica, la cui produzione addizionale è pari a 14.334 GWh, passando dai 563 GWh del 2000 ai 14.897 GWh prodotti nel corso del 2013;
– il 14,1% è dovuto alla fonte idraulica, la cui produzione addizionale è pari a 8.574 GWh, passando dai 44.199 GWh del 2000 ai 52.773 GWh prodotti nel corso del 2013;
– l’1,6% è dovuto alla fonte geotermica, la cui produzione addizionale è pari a 954 GWh, passando dai 4.705 GWh del 2000 ai 5.659 GWh prodotti nel corso del 2013.
Un risultato molto importante frutto di una politica energetica profondamente basata sulla generazione distribuita da fonte rinnovabile e su una marcata diversificazione tra le varie tipologie di fonti.

Guardando alla produzione elettrica nazionale complessiva, le fonti rinnovabili hanno fornito un contributo percentuale crescente, in particolare a partire dal biennio 2008-2009. Contestualmente, negli ultimi anni, si è assisto ad una ulteriore diminuzione della produzione lorda totale di elettricità, che è passata dai 319 TWh del 2008 ai 290 TWh del 2013. La crisi economica ha provocato una brusca frenata nei consumi tra il 2008 e il 2009 e, nonostante una ripresa dei consumi elettrici osservata nel biennio 2010-2011, nel biennio 2012-2013 i consumi sono ulteriormente scesi, raggiungendo nel 2013 il valore più basso dal 2002.

E’ diminuito l’utilizzo di tutte le fonti fossili, in special modo del gas naturale, e aumentato l’utilizzo delle rinnovabili.
Nel 2013 il 37,6% della produzione nazionale è derivato da gas naturale rispetto al 47,8% del 2011. Il peso delle rinnovabili è passato dal 27,4% del 2011 al 38,6% del 2013. Nel 2013 le rinnovabili hanno dunque superato il gas naturale diventando la prima fonte usata per la produzione elettrica. Un importante primato costruito grazie ad una politica energetica mirata e ad importanti investimenti privati, nazionali e stranieri, in un settore chiave di sviluppo strategico.

Gli investimenti nelle energie rinnovabili in Italia non hanno generato solo significativi benefici in termini di sviluppo sostenibile, ma anche importanti ricadute economiche ed occupazionali.

In particolare, stando ad un recente studio di Althesys commissionato da Greenpeace, nel 2013 gli occupati nel settore delle FER sono stati circa 64.000. Questa stima comprende sia i lavoratori direttamente impiegati lungo la filiera delle diverse tecnologie esaminate (occupazione diretta), sia l’occupazione indotta da queste attività sugli altri settori (occupazione indiretta).

Il fotovoltaico è la tecnologia che genera le maggiori ricadute occupazionali, pari al 39% del totale (circa 24.900 occupati). Il primato dell’energia solare è dovuto all’elevata capacità installata in Italia che ha generato un consistente numero di addetti soprattutto nella gestione e manutenzione degli impianti.

Seconde per numero di occupazione generata sono le bioenergie. Quest’ultime impiegano 13.800 addetti circa, il 22% degli occupati nel 2013. La maggior parte dell’occupazione si concentra nelle fasi di manufacturing degli impianti e nella gestione e manutenzione ordinaria. Inoltre la presenza del processo di approvvigionamento del combustibile contribuisce ad innalzare il livello di occupazione rispetto alle altre fonti. L’elevata incidenza di occupati indiretti è dovuta al forte impatto della filiera delle biomasse che, come visto in precedenza, è caratterizzata da un indotto industriale non indifferente. L’eolico conta circa 5.300 addetti nel 2013, pari all’8% dell’occupazione complessiva. Mini idroelettrico e geotermia contano rispettivamente 3.200 e 1.100 occupati circa, ovvero il 7% delle ricadute occupazionali complessive nel 2013. Le rinnovabili termiche hanno prodotto nell’ultimo anno ricadute occupazionali per circa 15.600 unità, per una quota del 24% sul totale. Chiude la classifica il solare termico, segmento che genera nel 2013 circa 670 impiegati.